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La legge del più forte
Il Bullismo


Nella giungla della vita sembra vincere chi ha la voce più forte e chi mostra i mu-scoli, ma sono solo atteggiamenti che mostrano i limiti della sua debolezza.


di Eugenio Nemoianni

 

L’articolo che mi accingo a scrivere prende spunto da quanto accaduto all’inizio di quest’anno a mio figlio Vincenzo, nel corso del suo ultimo anno di liceo classico. Forse non è un caso se riesco a scrivere su talune cose solo dopo aver appreso con soddisfazione il buon esito dell’esame di maturità appena sostenuto. Quasi volessi vomitare, di colpo, la rabbia che un genitore accumula quando viene a conoscenza, in maniera del tutto casuale, che il proprio figlio è vittima di un fenomeno che va sotto il nome di bullismo. Con questo termine si intende l’atteggiamento che assumono alcuni giovani su altri utilizzando l’arroganza, la prepotenza e la spavalderia. Avevo notato, già da qualche tempo, che Vincenzo non era più il giovane sereno e sorridente di prima; appariva piùriservato, quasi ombroso e, a volte, sfuggente. La spiegazione che davo al suo cambiamento era ben lontana dalla realtà; pensavo, infatti, che era la conseguenza di un suo coinvolgimento sentimentale con Dorina, una splendida sedicenne che aveva conosciuto qualche mese prima. Un’altra spiegazione riguardava l’apprensione che ancora vivono alcuni studenti per l’ esame di maturità che dovranno sostenere. Venni a conoscenza della verità solo quando un amico di Vincenzo mi informò, del tutto casual-mente, che mio figlio subiva spesso atti di prepotenza psicologica e, a volte, anche fisica da parte di un gruppo di compagni di classe. Da psichiatra suppongo che questi giovani, pur essendo giunti scolasticamente alla “maturità” sono, in fondo, persone molto fragili e immature. Persone che hanno assorbito modelli di violenza proposti, per lo più, dai mezzi televisivi e da assurdi videogiochi che rappresentano ottime palestre per esercitare più la loro capacità di scontro piuttosto che quella dell’incontro. Dopo essermi consultato con mia moglie, decisi di parlare con Vincenzo con lo scopo di capire cosa potevo fare per lui in questo difficile momento. La risposta fu che avrebbe trovato da solo il modo per uscirne fuori e che una mia denuncia agli insegnanti o al preside avrebbe sortito l’effetto opposto quello, cioè, di peggiorare l’atteggiamento di prevaricazione nei suoi confronti. Quando, in una situazione, ci si confronta con la propria impotenza, insieme allo sconcerto cresce un sentimento di rabbia: era quello che stava accadendo dentro di me. Fu allora che pensai come questi fenomeni presentano un’analogia con altri del tutto simili; il loro comune denominatore consiste nel far prevalere la legge del più forte piuttosto che quella della ragione. Basta pensare al fenomeno del nonnismo nelle caserme o ai tanti episodi di stupro sulle donne o, ancora, al fenomeno del mobbing sui luoghi di lavoro: seppure con modalità e finalità diverse, tali fenomeni hanno in comune la figura del “carnefice” e quello della “vittima”, il soggetto forte contro quello debole, il predatore e la preda. Prendo spunto da questo episodio vissuto in prima persona per suggerire alla ministra Moratti di includere, nell’esame di maturità, oltre ai quiz a risposta multipla, anche dei test di sopravvivenza nella scuola e di far fare ai professori analoghi corsi muniti di tute mimetiche, caschi, armi e, soprattutto, bussole capaci di orientarsi nella giungla scolastica.