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Alle pendici del Vesuvio e in un bel panorama naturale si erge
Villa delle Ginestre
La dimora del Poeta


di Ida Balzano

 

Alle pendici del colle dei Camaldoli, a Torre del Greco (Na) è situata la famosa “Villa delle Ginestre” che fu la residenza degli ultimi anni del poeta Giacomo Leopardi. Durante la sua permanenza l’artista scrisse, la lirica “La Ginestra” da cui prende l’appellativo la villa. L’unico accesso per arrivare alla casa era un viottolo che si stringeva tra i vigneti, infatti, le carrozze dirette alla dimora, dovevano fermarsi sulla strada Nuova e bisognava proseguire a piedi.
Il trasferimento di Leopardi da Napoli a Torre del Greco gli fu consigliato dai medici dell’epoca come rimedio alla sua malattia dato che l’aria di Torre era considerata miracolosa. Il poeta, in villa, alloggiava in una stanza al primo piano e nelle giornate buone usciva a fare qualche passeggiata recandosi presso la casetta di un giovane contadina, la quale gli parlava delle varie eruzioni vesuviane. L’artista trascorse una primavera serena, che per lui fu, purtroppo, l’ultima. Durante l’inverno le sue condizioni peggiorarono in buona parte anche per l’umidità e il freddo di quella villa settecentesca di cui pure era così innamorato.
La villa dopo anni di abbandono è stata restaurata dal l’Ente Ville Vesuviane ed è tornata agibile; lo studio e la camera del poeta sono tuttora arredate con i mobili originali, più di recente, invece, è il mobilio del resto della casa. Il progetto che verte sulla Villa delle Ginestre è quello di farla diventare una biblioteca universitaria ed un centro di studi internazionali leopardiani, con il contributo di diversi studiosi e in particolare del prof. Nicola Ruggiero che ha donato libri appartenuti al poeta. Il Rettore dell’Università di Napoli insieme all’Ente Ville Vesuviane, prospettano di creare al suo interno un Centro di Studi su Leopardi e di promuovere incontri, conferenze, spettacoli e musiche in giardino.Torre del Greco si augura che, attuando tale programma, dopo tanti decenni possa essere restituita agli studiosi diventando la “La Recanati del Sud”.