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Se soffrono i nostri figli è ancora più dura la salita Quando il disagio è minorile di Eugenio Nemoianni Stato dell'Illinois in America, Castiglione delle Stiviere in provincia di Mantova, Torino. Tre luoghi geografici diversi: il primo oltreoceano, gli altri situati in terra nostrana. Ad accomunarli sono alcuni recenti fatti di cronaca riguardanti il trattamento del disagio mentale che si manifesta in età precoce fino all'epoca tardo-adolescenziale. In breve, le cronache. In una scuola americana una bambina di sei anni è stata ammanettata da poliziotti e condotta in ospedale perché, a causa del comportamento particolarmente esuberante, non era più gestibile dalla sua insegnante. Segue pianto a dirotto della bambina per l'energico e sproporzionato trattamento a lei riservato e denuncia da parte dei genitori. Nella più vicina Castiglione delle Stiviere esiste un manicomio giudiziario all'interno del quale era stato allocato un reparto sperimentale per minori, frutto di una convenzione con il Ministero della Giustizia. A convenzione scaduta si è pensato bene a non rinnovarla e ricercare strutture extra-manicomiali capaci di rispondere in maniera più adeguata ai bisogni di cura dei minori e alle richieste dei giudici minorili. A Torino, invece, è stata ricoverata una bambina di undici anni nel reparto psichiatrico dell'ospedale Molinette, su richiesta di alcuni neuropsichiatri infantili di un altro ospedale cittadino che le avevano posto diagnosi di “disturbo della condotta”; anche in questo caso la giovanissima paziente era stata giudicata “ingestibile” presso il reparto di endocrinologia dove era stata ricoverata per accertamenti. Questi sono solo gli ultimi e più eclatanti episodi di cronaca riguardanti il trattamento del disagio minorile; l'elenco potrebbe continuare, ma a noi servono pochi esempi che possano farci riflettere sull'argomento e ci diano l'opportunità di trarre qualche considerazione. Non è raro, nella nostra pratica di psichiatri, venire a contatto con il disagio minorile. Molte volte ci troviamo di fronte a situazioni realmente difficili e complesse e, in tali occasioni, ci dichiariamo impreparati e/o incompetenti e demandiamo il caso agli specialisti del settore che sono i neuropsichiatri infantili o altre figure professionali quali operatori del consultorio, operatori del Tribunale dei Minori, ecc. Poiché in Italia e, in particolare, nel nostro Sud, non abbiamo forti tradizioni nella prevenzione e nel trattamento del disagio minorile, si corre il rischio di non dare risposte adeguate. La patologia psichiatrica infantile è stata considerata una branca elitaria, riservata a pochi specialisti del settore e, come tale, arroccata prevalentemente in ambito universitario o nel privato. Ciò non ha permesso a questa disciplina di esprimere una cultura diffusa sul territorio rimanendo una scienza avulsa dal contesto dove spesso nasce e si manifesta il disagio. Il Progetto Obiettivo Salute mentale 1998-2000 segnala come area di criticità i problemi della salute mentale in età evolutiva auspicando un “coordinamento con i servizi di salute mentale per l'età evolutiva” . Anche il Piano Obiettivo Regionale (del. n. 2132 del 20/06/03) ribadisce che le Unità Operative di Salute Mentale devono “attivare forme di integrazione con le altre Unità Operative” , riservandosi di emanare successivamente specifiche direttive per quanto riguarda la Salute Mentale in relazione con l'Età evolutiva. L'impegno che spetta alla psichiatria dovrà seguire due direzioni: 1) programma di educazione e di prevenzione rivolta laddove si manifesta inizialmente il disagio (famiglia e scuola); 2) attivazione di un lavoro di rete che prevede una forte integrazione con altri servizi tale da garantire i principi fondamentali della presa in carico del giovane paziente e della continuità terapeutica. |
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