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Di necessità virtù: come sopravvivere con la fantasia La mia amica Anna Frank La storia di una ragazzina in un rifugio segreto per sfuggire alle “SS” di Ida Balzano
Ho letto tante volte “Il diario di Anna Frank”, le memorie di una ragazzina ebrea di tredici anni. Ella affermava che in un domani a nessuno potrà mai interessare i suoi sconforti; non è affatto vero, a me è piaciuto moltissimo, tanto che l'ho letto per ben quindici volte. Vissuta nel periodo della seconda guerra mondiale, Anna si nascose insieme alla sua famiglia in un alloggio segreto per evitare di essere deportata come ebrea in un campo di concentramento. Quasi ogni giorno, non avendo un'amica con la quale parlare, scrive un diario rivolgendosi a Killy, pseudonimo di una compagna immaginaria, raccontandole tutte le pene, le privazioni, lo sconforto e il difficile rapporto con Margot, la sorella maggiore di sedici anni. La famiglia di Anna, sembra lodare sempre di più la primogenita provocando nella ragazzina un profondo risentimento. Ella si sente messa da parte, non amata ed afferma di non avere neppure una madre. E quindi deve crescere da sola, facendo forza solo sulle sue risorse. L'ammiro tantissimo e apprezzo molto il suo carattere, anche se tendenzialmente triste. Ha dovuto lottare con i problemi più difficili e complicati dell'adolescenza, perché nessuno le ha spiegato che il corpo si trasforma in quello di una donna. Dovette poi anche superare tanti ostacoli in solitudine senza mai farsi vedere triste, altrimenti la madre la riempiva di pillole tranquillanti. “Una sana risata è meglio di cento pillole di valeriana”, affermava la nostra eroina. Anche quando mancava il companatico, si faceva coraggio e diceva:<<Chi vuole fare una dieta, venga a vivere all'alloggio segreto>>. Nonostante ciò continuava a studiare, non si è mai persa d'animo, anche se dormiva poco a causa dei bombardamenti.Leggendo e rileggendo il suo diario ho capito che non ha lasciato un messaggio di paura, ma una grande eredità di coraggio e d'amore per la vita. L'unico superstite della triste storia fu il padre che miracolosamente riuscì a scampare alla deportazione. La protagonista, dopo due anni di sofferenza e privazioni in quel nascondiglio segreto, fu scoperta e imprigionata in un campo di concentramento, ove morì per tifo a solo quindici anni, insieme alla sorella Margot. Dalle sue memorie ho tratto la voglia di lottare e di vedere la vita in un'ottica diversa: non serve compiangersi, avvilirsi o commiserarsi è necessario, invece, reagire con ottimismo alle difficoltà, credendo in sé stessi e nelle proprie risorse.
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