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Un genio incompreso Dino Campana Nei suoi versi il vitalismo delle avanguardie del primo decennio del XX secolo di Lucio Bonelli Dino Campana nacque il 20 agosto 1885 a Marrani in provincia di Firenze da Giovanni, insegnante di scuola elementare, uomo per bene con un carattere debole e nevrotico, e da Fanny Luti, una donna energica e severa. L'infanzia di Dino, fu lacerata dall'attaccamento morboso che la madre aveva per il figlio minore.A dodici anni cominciarono ad evidenziarsi i primi sintomi di un disagio psichico, che con il passare degli anni, toccherà punte di esasperata sofferenza. Nonostante il tumulto interiore, egli riuscì a frequentare i vari cicli di scuola. Dopo la licenza liceale, si iscrisse alla Facoltà di Chimica Farmaceutica, ma non riuscì a portare a termine i suoi studi, lacerato dalla continua ricerca nel trovare un ordine interiore e una vera identificazione. Il suo unico punto di riferimento fu la poesia e ad essa tra esaltazione e disperata follia, dedicò i suoi giorni.Campana espresse la sua "diversità" con un irrefrenabile bisogno di fuggire e dedicarsi ad una vita errabonda. La reazione della famiglia, del paese, e poi dell'autorità pubblica, fu quella di considerare le stranezze di Campana come segni lampanti della sua pazzia. Ad ogni "fuga", che si realizzava con viaggi in paesi stranieri dove faceva i mestieri più disparati per sostenersi, era seguito però da un ricovero in manicomio.Il poeta ebbe una relazione tumultuosa con Sibilla Aleramo ed a testimonianza di ciò, resta un tragico carteggio: "Un viaggio chiamato amore- Lettere1916-1918”.L'opera che segnò il punto più alto dei suoi far poesia fu "Canti Orfici" che raccoglie scritti letterari e poetici. Tale componimento fu composto tra il 1912 e il 1913 dopo alterne vicende e diverse riscritture. Nel 1918 Campana, fu internato presso l'ospedale psichiatrico di Castel Pulci , presso Scandicci (FI) e, dopo un'infezione dovuta ad una malattia non chiarita, nel tardo inverno del 1932 morì.Eugenio Montale fu tra i primi estimatori ufficiali di Campana, tanto da dedicargli una poesia o meglio un omaggio a chi meglio di lui aveva saputo piegare le parole fino a renderle ancora più oscure.
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Nino Campana visto da Tavor |
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