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“Non sono guarita, ma ho imparato a convivere con la mia malattia”


Ho sfidato la vita,

ma ha vinto lei


“Se in me molte cose sono cambiate lo devo anche ai medici”


di Enrica Sorrentino

 

E’ stato un attimo, un raptus ed è successo, la finestra era aperta ed io…Ho sfidato la vita, ma ha vinto lei, e tutto questo ha avuto un gran senso per me. Dio non solo mi ha salvato, ma mi ha anche fatto rinascere, nel buio della mia anima ho visto una luce ed ho capito che “prima di andarmene” devo godere di tutte le cose belle che Lui ci ha dato, devo “seminare” e lasciare traccia su questa terra affinché il mio passaggio non sia inva-no. Dalla finestra del mio ospedale si vedono solo palazzi ed altri ospedali, ma è una gior-nata quasi primaverile, ed io la sento nei parchi, sento gli uccellini cantare dolci melodie: MONDO ASPETTAMI, sto per uscire, la natura sembra risvegliata ed io con lei; dopo un lungo letargo è il momento di VIVERE.
Non sono guarita, la strada è lunga e ci saranno alti e bassi, ma ho imparato a convivere con la mia malattia ed a pensare più positivo: se prima mi perdevo nell’angoscia di non poter fare delle cose e non poter essere diversa, ora mi accetto e o che ho delle grandi possibilità.
Questo è stato il ricovero più difficile che abbia mai fatto, ma se in me molte cose sono cambiate lo devo anche ai medici che mi hanno aiutato: il mio caso, unico e difficile, è stato per loro uno sprone a fare del loro meglio per capire la patologia ed arrivare ad una soluzione terapeutica.
Tutti hanno collaborato e mi hanno sostenuto, ognuno di loro mi ha detto qualcosa non solo come medico ma anche come amico, e la disponibilità mostratami mi ha rincuorata. Devo dire che questo ospedale ha davvero “fatto la differenza”, perché la nostra paura è sentire che le nostre sofferenze non vengano capite. E ciò in quanto so per esperienza che non tutti i medici sono uguali, alcuni di loro, pur dovendo avere atteggiamenti più comprensivi verso coloro che soffrono di tali patologie, sono i primi ad essere superficiali, perché non credono in una possibile guarigione e non hanno stima di queste persone.
Al Primo Policlinico, come del resto in tanti altri ospedali, i medici cercano un contatto di-retto e profondo con il paziente, anche quando sei in crisi ti propongono di parlare perché vogliono capirti a fondo e fare in modo che tu acquisti la loro fiducia. Ed anche con gli infermieri ho avuto rapporti di comprensione e di stima.
Ma la cosa più importante è stata sentire la comprensione e l’affetto dei miei cari: L’amore è una grande medicina, ed il sostegno ed il conforto sono di fondamentale aiuto per chi soffre.