| |
Umberto Saba nacque a Trieste il 9 marzo del 1885 dal matrimonio del nobile cattolico Ugo Edoardo Poli e l’ebrea Rachel Coen. In quel periodo la città di Trieste faceva parte dell’Impero Austro-Ungarico. Quando ebbe il figlio Rachele, era già stata abbandonata dal marito che mostrava insofferenza ai legami familiari.
Da piccolo il poeta fu dato a balia ad una contadina slovena Peppa Sabbaz dal carattere estroverso, allegro ed espansivo, che curò il piccolo fino allo svezzamento. La mancanza della figura paterna, l’austerità della madre tanto diversa dal carattere aperto della nutrice, causarono un vissuto di tristezza e di sofferenza che sfociò in una nevrosi che accompagnerà il poeta sempre: Il nucleo del suo lento declino fisico e mentale può trovare il suo nascere in questo tormentato periodo infantile.
Nel 1909 Saba si sposò felicemente con Carolina Wofler dalla cui unione nacque una figlia di nome Linuccia. Nel 1910 esce a spese del poeta il primo tomo di liriche intitolato “Poesie”. Nell’anno successivo scoppiò una grave crisi in famiglia che lo portò addirittura a lasciare la moglie; l’allontanamento, però, fu di breve durata. Nel 1921 uscì la prima edizione del “Canzoniere” che fu vissuta dal Saba come un’autobiografia, rimaneggiata di continuo fino alla stesura finale nel 1957.
Con il passare degli anni la sua sofferenza psichica toccò picchi di grossa sofferenza tanto che fu necessaria curarla con la morfina per arginare e contenere tale stato di malessere Morì nella clinica di S. Giusto, a Gorizia nel 1957 in seguito ad un infarto ed al deterioramento psicologico causato dalla sua nevrosi.
Postumo ed incompiuto uscì l’Ernesto che è una “monelleria” sull’omosessualità e non un romanzo di formazione. E’ opportuno infine ricordare che la città di Trieste è stata molto presente nella produzione letteraria dell’autore con il suo modo cosmopolita di vita (la città risentiva di essere l’unico sbocco sul mare dell’Impero Austriaco) Gli svariati traffici commerciali e il mondo affaristico sottostante hanno influenzato ed interessato non poco la poesia dell’autore facendogli percepire la città unica nel suo genere. Quando infine, nel 1948 il poeta rientrò a Trieste dopo le elezioni politiche, dai suoi componimenti traspariva tutto l’amore ed il forte legame che provava per il luogo natio: “Nel cielo limpido e solatio di un meriggio tra gli angiporti”…
|
|
|
|