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Radici ed origini nel medioevo per una festa della tradizione
La Festa dei Quattro Altari
Altari, tappeti e luminarie in una festa religiosa e civile: il culto del Corpo di Cristo ed il riscatto dalla servitù baronale


di Francesco De Stefano e Alberto Lavoro

La Festa dei Quattro Altari, una delle occasioni più attese e sentite ai piè del Vesuvio, un incontro di letizia in cui i torresi si rivelano – e da secoli – anche eccezionali protagonisti di uno spettacolo, un tipo di Sacra Rappresentazione fra le più significative del Sud e, reinventano e ingigantiscono se stessi, con i ricordi e le tradizioni della città del Vesuvio, della Riviera, ma anche dei mari percorsi dai suoi uomini." ( Baldo Fiorentino -Rai 3- anno 1987).
La festa dei Quattro Altari ha una storia secolare con una miscellanea di motivazioni che vanno evidenziate. Innanzitutto l'aspetto peculiare è che essa è da annoverare tra quelle di tipo religioso, ma, la particolarità è che in essa non si onora un santo, ma si festeggia il Cristo Eucaristico ed è espressa con le caratteristiche del culto di tipo popolare. L’aspetto religioso trae le sua origine dall'istituzione della solennità liturgica, da parte del Papa Ur-bano IV verso la metà del secolo XIII. In particolare, nel 1263, a Bolsena, un prete tedesco che dubitava della presenza del corpo e del sangue di Gesù Cristo, vide uscire dall’ostia del sangue. Fonti storiche parlano diffusamente dell'evento; anche a Napoli e a Torre del Greco furono costruiti nei punti cardinali della città degli altari per la sosta dell’Ostensorio. A Torre prima dall’antica chiesa di S. Maria dell’Ospedale e poi da Santa Croce uscivano due processioni, la mattina della solennità e nella ‘Ottava in chiusura. Tutta la popolazione partecipava alla costruzione dei 4 Altari con i prodotti caratteristici della città. Era una vera e propria gara per renderli più belli e solenni possibile.
Dal 1699 a Torre, assume un carattere laico: l'avvenuto "riscatto baronale della città" induce i cittadini ad identificarsi con tali festeggiamenti.
Tra le notizie raccolte non sono da meno quelle relative alla storia dell'arte e della cultura che ha accompagnato negli anni fin dal 7OO, la creazione delle macchine della festa che videro in L. Vaccaro, L. Giordano, F. Fuga ed altri, insigni creatori. Nel 1800 troviamo traccia di una scuola di artisti dedita alla creazione di tali macchine. Giuseppe Bottiglieri va menzionato come caposcuola presso cui "altaristi" di grande talento quali: G. Palomba, R. Serpe e Nicola Ascione ed altri, trovarono la loro prestigiosa collocazione e furono an-che autori, tra l'altro, di originali creazioni barocche. Al fondatore va il merito di essere stato l'ideatore di nuovi modi di costruire gli altari, eliminando dalle opere le parti in rilievo, creando una prospettiva affrescata ed impreziosita da mosaici, pietre naturali e corallo.
Oltre alla maestosità degli altari fanno bella mostra i pannelli delle luminarie. Quest'ultime anticamente, fino al 1910 erano fatte di cera e di olio, poi con la scoperta dell'elettricità dal 1925, hanno cambiato vistosamente il loro volto: Attualmente gli altari sono strutture di legno su cui sono stesi delle tele affrescate dagli artisti, e poi il tutto viene fissato su solide impalcature.
Altra composizione dell'evento, sono i Tappeti: essi sono fatti di segatura colorata e sono disposti in diverse chiesette del centro storico non adibite a celebrare la messa. Anche lo sfondo dei tappeti raffigura soggetti religiosi (ad esempio, il Cristo sulla Croce).
Nei tre giorni della festa varie sono le iniziative culturali, artistiche con mostre di pittura e scultura, spettacoli musicali classici e moderni. Nella zona del porto a chiusura dei festeggiamenti, i tradizionali "fuochi a mare" rifulgono con tutti i loro luccichii il cielo stellato di Torre.