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Un rapporto non sempre lineare
Informazione e sanità
L’informazione medico-scientifica, se non fatta in maniera approfondita, può essere addirittura fuorviante
di Luigi Intoccia
Le linee programmatiche varate negli ultimi anni dai vari piani sanitari nazionali, hanno sempre più posto l’accento sulla necessità di educare il cittadino. Nel senso che lo Stato supporta quelli che sono gli interventi di carattere sanitario, chiedendo in cambio un impegno all’utente, che consiste in un atto di responsabilizzazione nei confronti della sanità.
In termini semplici, da molti anni assistiamo ad un opera di informazione e prevenzione, nella quale il cittadino è invitato a modificare i propri stili di vita che sono a rischio di generare patologie. Si è iniziati con la campagna contro il fumo, quella per far indossare il casco sulle moto, per guidare con le cinture di sicurezza ecc. Si tratta, in fondo, di provvedimenti che tendono a tutelare la salute del cittadino.
Accanto a leggi restrittive, quali quella contro il fumo, abbiamo assistito, negli ultimi anni, ad un incremento incessante di trasmissioni televisive, in cui si parla di malattie. Gli esempi si sprecano. In fondo il principio è semplice. Lo Stato informa il cittadino sulle malattie, e questi, presa coscienza dei rischi che corre, attua un’inversione di rotta nei propri stili di vita.
Il discorso è estremamente lineare, se non fosse per alcune distorsioni cui si assiste nel vedere queste trasmissioni televisive. La qualità dell’informazione, alla fine, dipende dal conduttore televisivo. Alcuni danno la possibilità ed il tempo sufficienti a spiegare determinate notizie, altri non lo fanno.
Spesso accade infatti, che agli specialisti di un determinato settore vengano concessipochissimi minuti per trattare di argomenti di grande interesse e di grossa complessità espositiva. Per cui si assiste ad interviste sulla cefalea, in cui il malcapitato professore di turno, in pochissimi secondi, dovrebbe spiegare cosa fare in caso di mal di testa. In quei pochi secondi spiega che la cosa che risolve qualunque dubbio diagnostico è la risonanza magnetica cerebrale. Non ha però il tempo di spiegare le innumerevoli variabili che necessitano o meno del ricorso a questa tecnica d’indagine. Alla fine il medico che lavora sul territorio (medico di base o specialista) si vede richiedere da molti pazienti l’esecuzione di una risonanza magnetica per cefalea. E’ non è facile spiegare che non è quasi mai necessaria, e che una buona visita neurologica può dirimere ogni dubbio.Il paziente insiste: “Il professor Tal dei Tali ha detto che è necessaria, quindi la voglio fare!” Vallo a convincere. Pertanto ritengo che l’informazione sia una cosa sacrosanta, ma dovrebbe essere sempre data in modo completo, altrimenti potrebbe causare conseguenze allarmistiche, più deleterie della patologia stessa. Può sembrare un paradosso, ma in queste condizioni è meglio non fare informazione, che farla in modo distorto o incompleto.
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